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22

Tuareg

Posted by saltidivento on gennaio 22, 2010



I
l Tuareg sentiva arrivare il vento caldo del deserto come una carezza di terra sua, mentre sistemava  il suo Tamasheq, il turbante che faceva di lui un uomo blu , la sua tenda era conficcata sulla sabbia protetta dalle palme  dell’oasi di El Oued e gli scappo un sorriso pensando che gli uomini bianchi che si sentono padroni dell’immenso avevano creato una barriera chiamata frontiera, come se il deserto avesse un padrone.


Prese la tazzina contenente  il suo the di foglie di menta e propriziò quel rituale che fa di questa bevanda una filosofia che nessun bianco ha mai capito, "Il primo bicchiere è aspro come la vita, il secondo è dolce come l’amore, il terzo è soave come la morte", sorrise al Dio dell’acqua che gli era stato propizio, e si fece cullare dal vento impetuoso.
Il suo cavallo era poco più in là, sembrava quasi incitarlo a scrivere qualcosa nelle tavolette che lui solitamente riempiva con la grafia strana del suo stramo vocabolario il il Tifinagh che non segue mai una linea predestinata, ma fatto di figure geometriche può essere scritto in orizzontale, dall’alto in basso, scrittura da uomini liberi.


Ricordava quasi con timore il caos delle periferie delle città arabe, lui Berbero di stirpe e nomade nel cuore aborriva il miscuglio di suoni la mescolanza di odori di uomini e  dei loro sudori, lui era libere distese senza confini e adorava "ascoltare il canto dello spazio", a far tacere i mormorii dell’anima e a sentire gli spiriti dell’acqua e del vento, non sopportava neanche che  quell’umanità che pregava il suo stesso Dio, seppur in modo differente, confinasse le donne dentro vincoli separati e lontani dall’uomo, da loro sorridendo la donna si era da sempre ricavata un  proprio spazio nella società e nel matrimonio, in un mondo antico, ai confini con la libertà.


Era tempo di distogliere il pensiero di lasciarsi andare al soffio del vento di dimenticare, la vita era sempre oltre l’ultima duna, raccolse le sue cose, sellò il suo cavallo  e si incamminò verso il domani, libero e felice nomade senza confini.

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