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ott
06

IL MILITE IGNOTO

Posted by saltidivento on ottobre 6, 2008

Il milite era solo fra la neve e il nemico ,l’elmetto era stretto mentre le cinghie della giberna,gli stringevano forte il suo giovane petto,come la solitudine che entrava dalla fetida aria che sapeva di cordura e di freddo.
Unici rumori gli spari persi lungo la tundra e come  non gradita compagna quella paura che non lo lasciava respirare.
Ripensava al sole della sua terra lontana e al mare profondo di azzurro e il ricordo gli faceva scorrere lacrime che si trasformavano in rivoli di ghiaccio.
In quella buca era da quasi due ore lasciato indietro dalla sua compagnia che lo aveva creduto morto dopo l’esplosione della granata lanciata da un cannone nemico.
Si era risvegliato intontito ,e non sentiva più le gambe intorpidite dal gelo,le aveva massaggiate con vigore per far rifluire il sangue ,ma ora doveva camminare per non rimanere congelato.
 Avanzò strisciando fra il ghiaccio e la neve nascondendosi fra gli abeti del bosco nordico , il suo unico desiderio era di tornare a casa ,per rivedere ancora una volta l’azzurro cielo e che si fondeva all’orizzonte con  il Meditarreneo ,almeno per un’altra volta ancora prima di morire.
Improvvisamente vide in mezzo alla taiga un casa di legno ,stremato bussò gli venne ad aprire una donna stupenda,bionda occhi azzurri e con i capelli biondi raccolti da una lunga treccia che gli cingeva il capo ,accanto a lei un bimbo che lo guardò con occhi impauriti.
Quando si ha fame,freddo e si e’ disperati esiste una lingua comune che ti fa capire in qualsiasi posto tu sia,e con i suoli grandi occhi scuri implorò qualcosa e un riparo dalla notte incipiente.
Fu fatto accomodare  e divise con loro la parca cena che era su tavolo di legno mentre il dialogo continuava con muti sguardi e gesti comuni a tutta l’umanità.
Dormì nel fienile,ma verso l’alba fu svegliato dalle grida dei soldati della nazione  alleata ,che nella loro rude lingua intimavano un alt e dai rumori che facevano  sfondando la porta della casa nella quale aveva trovato rifugio.
Il furore lo accecò,impugnando il suo fucile corse a difendere coloro che lo avevano ospitato ,uccise due, tre ,quattro soldati con il teschio stampato sui loro berretti,prima di esser catturato .
La donna e il bimbo nel frattempo avevano avuto il tempo di scappare e da lontano con costernazione assistettero alla fucilazione del giovane soldato come traditore e disertore.
Da quel giorno sulla tomba del militare morto c’è sempre un fiore che una donna ormai anziana porta fresco appena colto dai campi di una Primavera in fiore mentre nelle notti di luna si ode un canto lontano che parla di mare , di pescatori e di terre lontane

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