Archive for the ‘piccole storie’ Category
ott
19
Posted by saltidivento on
ottobre 19, 2011

E così si torna sui sentieri della vita, con passo stanco dopo aver girato il cielo, perduto sui navigli che scendono verso l'immenso, creatura della notte che riscopre il mattino, abbagliato dalla luce dell'alba, mi ridesto alla vita.
Camminare per il mondo è stato meraviglioso, hai sfiorato il vento, mentre forte il Kansim consumava la sabbia del deserto o quando alture gelate sferzate dal Grecale o da sua sorella Tramontana e sei rimasto te stesso .
Il mare liquido come il meraviglioso ha raccolto, con onde schiumanti il tuo naviglio che gli Alisei spingevano verso l'ignoto.
Non hai scoperto nessun nuovo continente, ma in ogni tuo passo hai trovato un briciolo di te, nè eroe ne cavaliere, ma solo Ramingo del tempo, Bardo di un mondo che non ha memoria di te, ma hai cantato alla Luna, come un lupo affamato e ti sei riposato sotto la grande quercia, ancora una volta lì, eremo di casa mia, ma sulla soglia di casa stavolta ho trovato te.
set
14
Posted by saltidivento on
settembre 14, 2010

Settembre è un mese che ho sempre amato, l'aria è tersa, se improvvisamente si incupisce e diventa grigio e borbotta con i suoi temporali, basta poi un raggio di sole per ricordarti che è ancora Estate, un pò come quando come nel mio caso si è intorno ai quasi 50 , vicino al cambio d'età ma ancora in stagione di vita e di forza.
Settembre visto in un mattino di montagna ti fa spaziare con lo sguardo , sembra quasi che un cannocchiale avvicini orizzonti lontani, l'alba è ancora viva ma sono i tramonti che sono fantasmagorici ,in visione spettacolare offerti dal grande cinema di madre natura , signori è tutto gratis, basta solo sedersi e guardare , vi consiglio l'abbraccio della donna che amate, non servono parole, nè serve altro che non sia il respiro di chi vuoi veramente accanto a te, respirare quest'aria che è quasi un oppiaceo ti stordisce ma i tuoi sensi sono lucidi e vivi.
Il vento a volte diventa impetuoso e anticipa la pioggia, ricordo una notte a Roma il Ponentino che era un pò one spazzava la via era spettacolare, turbinava innalzando i vestiti e le cose faceva quasi volare i tavolini e le sedie, era sorto così al'improvviso inaspettato e violento, io correvo e quasi adoravo tuffarmi, come se fosse onda del mare.
Ora in questa stagione e per gli anni che verranno voglio te. tu che hai il sorriso parola di ogni mia speranza e sentimento, per dare un senso a questo mese che adoro.
lug
21
Posted by saltidivento on
luglio 21, 2010

Scendeva la sera sul borgo sul mare, come ogni sera tramontava oltre la torre saracena, che si stagliava nitida e massiccia sul crinale sovrastante il mare.
Le prime luci si accendevano, i locali aperti nella sera d'estate erano un invito a coloro che passavano, lontani i pescherecci uscivano per e cominciavano ad accendere le prime lampare.
La spiaggia era quasi deserta gli ultimi pigri bagnati andavano verso casa, ma a ben guardare laggiù vicino gli scogli c'era seduto un uomo, lanciava sassolini rotondi facendoli roteare saltare sul pelo dell'acqua come fanno i bimbi, forse chissà era una ricerca di antica ed ingenua voglia di stupirsi per il poco.
Piano arrivava la musica da un piano bar lontano, soffusa permeava l'aria, la trafiggeva come una lama per diventare poi dolce come il ritornello che il cantante lanciava nell'infinito.
L'uomo strinse le sue braccia al petto, una lacrima luccicava piano, i suoi pensieri erano legati ad una meteora, a una stupenda luce, che aveva illuminato la sua vita, sentiva quasi il tocco delle sue mani che lo accarezzavano piano. a volte il pensiero diventa quasi vivo, allora si asciugò quel barbiglio di goccia di pianto. scrisse il nome della meteora sulla sabbia, perchè la vedessero i gabbiani e torno verso casa, l'indomani sarebbe andato da lei incontrando il suo destino, per sempre.
mar
24
Posted by saltidivento on
marzo 24, 2010

La notte passa così, ascoltando la tua voce che permea di sensazioni l'anima mia, diventa come il mare, nessun marinaio troverà mai pace in terra ferma, ma seppur rispettoso inseguirà sempre un'altra onda.
Certe volte penso che tu sia l'isola oltre la corrente, rigiro una foto e mi perdo inseguendo le tue labbra, sfiorarle è magia, quella racchiusa e contenuta in questo nostro mondo che stiamo costruendo.
Sono Ramingo, è vero ma finalmente voglio fermarmi vicino a quel fuoco che mi ha richiamato e portato fino a te, accesso mentre ballavi al chiaro di una LUna di Febbraio.
Cosa posso chiedere che tu non mi dai, mia compagna di viaggio, forse solo ancora una volta la tua mano, per raggiungere il domani costruendo il presente.
Mi voglio risvegliare ancora al suono del tuo canto, mentre gioiosa l'laba di questa Primavera ci troverà vicini e le sere d'Estate che verranno ci vedranno in riva al mare che è l'inizio di ogni cosa.
feb
28
Posted by saltidivento on
febbraio 28, 2010

Maledetta è l’anima mia disse il nero cavaliere, mentre guardava il tramonto infuocare le valli.
Maledetto è quel seme che mi ha generato, io che non so amare , sono solo desiderio e nessuna voglia di rischiare, ho solo amato una volta nella mia vita, forse di quel tempo rimane solo la disillusione che nulla può crescere, crogiolante dolore è la fitta che sento insinurasi nelle mie vene, come veleno di un serpente mi assopisco e sprofondo in quel nero che è il pozzo dell’anima mia.
Ho combattutto, per ritrovarmi ferito fuscello senz’anima, sballottato dal vento di Mistral ed ora rimane solo l’illusione a farmi da guida in questo tempo senza storia, ma dentro desidero una mano che mi sappia capire e trarre i residui frammenti di quella voglia di essere diverso sventagliati e sparsi come sabbia dal un fortunale.
Nude osterie, camere senza storia non voglio visitare, per una volta ora che ho messo alle spalle il passato vorrei ritrovare il candore di un mesto sorriso, la voglia di stringere un sogno.
Ho navigato per mari senza fine, senza certezze , senza conoscerne la meta trasportato solo dagli Alisei , ho scoperto terre magiche e mi sono perso al canto di sirene in amore.
Ripensandoci bene di quel tempo mi rimane soltanto, la voglia di non ripercorere sentieri già visti, ciotoli che lastricano la via non sono il cammino stesso, magari sono stupendi importanti, ma non ti appartengono più, il mare divide due continenti, lasci soltanto una carezza all’ultima persona che hai incontrato meravigliosa complicazione di vita, al suono del suo danzare rivedi il fuoco del bivacco e lei zingara felice che ti guardava con quel sentimento che solo chi sa amare veramente possiede.
Ora vai via, non puoi fare ancora del male, sei maledetto, sei condannato solo da quel modo tutto tuo di vivere l’oscurità.
Cavaliere oscuro per l’eternità.
gen
22
Posted by saltidivento on
gennaio 22, 2010

Il Tuareg sentiva arrivare il vento caldo del deserto come una carezza di terra sua, mentre sistemava il suo Tamasheq, il turbante che faceva di lui un uomo blu , la sua tenda era conficcata sulla sabbia protetta dalle palme dell’oasi di El Oued e gli scappo un sorriso pensando che gli uomini bianchi che si sentono padroni dell’immenso avevano creato una barriera chiamata frontiera, come se il deserto avesse un padrone.
Prese la tazzina contenente il suo the di foglie di menta e propriziò quel rituale che fa di questa bevanda una filosofia che nessun bianco ha mai capito, "Il primo bicchiere è aspro come la vita, il secondo è dolce come l’amore, il terzo è soave come la morte", sorrise al Dio dell’acqua che gli era stato propizio, e si fece cullare dal vento impetuoso.
Il suo cavallo era poco più in là, sembrava quasi incitarlo a scrivere qualcosa nelle tavolette che lui solitamente riempiva con la grafia strana del suo stramo vocabolario il il Tifinagh che non segue mai una linea predestinata, ma fatto di figure geometriche può essere scritto in orizzontale, dall’alto in basso, scrittura da uomini liberi.
Ricordava quasi con timore il caos delle periferie delle città arabe, lui Berbero di stirpe e nomade nel cuore aborriva il miscuglio di suoni la mescolanza di odori di uomini e dei loro sudori, lui era libere distese senza confini e adorava "ascoltare il canto dello spazio", a far tacere i mormorii dell’anima e a sentire gli spiriti dell’acqua e del vento, non sopportava neanche che quell’umanità che pregava il suo stesso Dio, seppur in modo differente, confinasse le donne dentro vincoli separati e lontani dall’uomo, da loro sorridendo la donna si era da sempre ricavata un proprio spazio nella società e nel matrimonio, in un mondo antico, ai confini con la libertà.
Era tempo di distogliere il pensiero di lasciarsi andare al soffio del vento di dimenticare, la vita era sempre oltre l’ultima duna, raccolse le sue cose, sellò il suo cavallo e si incamminò verso il domani, libero e felice nomade senza confini.
mar
13
Posted by saltidivento on
marzo 13, 2009

Sono tornato fra le rogge di casa mia, disse il Ramingo, ho attraversato, fiumi e sentito canti di sirene lontane,ma ora sono di nuovo qui mentre con la mano sfiorava accoccolato sulle ginocchia, l’esile stelo di un primo fiore di Primavera.
Lontani i monti erano ancora innevati, ma nella valle l’erba tenera di Primavera faceva fuoriuscire pian piano qualche timido fiore , le nuvole alte erano bianche e spesse come un sorriso di donna perduta, il vento era lieve, timida brezza ,carezzava piano la sua pelle indurita dal tempo, così simile al fiume che laggiù a valle scorreva veloce per placarsi poi nelle pianure , ultimo viaggio prima di finire abbracciato al grande mare.
I ricordi sfioravano, come pagliuzze scagliate dal fortunale la sua mente, erano frammenti di vita vissuta, simili a pezzi di stelle cadenti che dardeggiano il cielo di una notte d’Agosto.
Così era la sua vita ormai, l’ultimo suo obbiettivo, ritrovare piano un senso alle cose che lo circondavano, senza illusioni, mentre una lacrima piano usciva dal suo volto scolpì un’ultima nuvola , cantò una canzone al tempo perduto e solitario si strinse nel suo mantello afferrando con la mano il suo cavallo e ritorno’ verso quella casa di campagna che lo aveva visto felice.
feb
09
Posted by saltidivento on
febbraio 9, 2009

Siamo contadini, figli di una terra arsa mi ha detto questa sera sera Patty (la mia dolce sorellina), ma siamo capaci di farla fruttare e di trarre da essa succhi fruttosi e dolci.
Ha ragione, ma lei è donna sa cosa vuol dire far crescere un fiore, portarlo in grembo per mesi e poi farlo diventare frutto , io sono sono solo un’ape che ha fecondato e la meraviglia di mettere al mondo un figlio è per me un mistero insoluto, la paternità si aquisisce la maternità è naturale.
Stamani sono giunto in campagna dopo giorni di assenza, sono stati giorni frenetici mia madre ricoverata, sono stato per una settimana nella mia ex città, dove tanti ricordi mi legano al passato e ai miei amici d’infanzia, ma non vedevo l’ora di tornare nella mia campagna fra le mie cose, specialmente dopo l’operazione fatta da mia madre è andata almeno per ora bene , stamani malgrado avessi perso il bagaglio all’aeroporto (Alitalia non cambi mai), sono andato per vedere se tutto era a posto, arrivato mi sono trovato davanti una strage, i cani randagi avevano massacrato quasi tutte le pecorelle e gli agnelli che allevo per diletto.
Ma una scena mi è rimasta in mente, una pecora messa di traverso davanti a una catasta di legna e dietro in mezzo ad un buco nel quale nessuno poteva entrare e dentro di esso, illeso il suo agnello, mi piace pensare che sia voluta morire li davanti per tappare l’ingresso e difendere la sua prole.
Patty, siamo figli di una terra arsa, sapremo farla fiorire, ararla e con mani di contadino farla diventare fertile, grazie amica mia.
nov
08
Posted by saltidivento on
novembre 8, 2008
Cosa rimane della notte?
A volte, un esile ricordo che ti sfiora come una carezza risvegliandoti il mattino , è una sensazione strana che ti fa sentire leggero come una nuvola che leggera sfiora il cielo dell’anima tua.
Infatti quando ti svegli ti rimane la sensazione di aver qualcosa di nuovo, da scoprire e da vivere .
Sono sensazioni simili a quelle che provi in una mattina di festa , quando odi lontane campane che suonano a festa e nasce giocondo un pensiero che è una speranza in piu’ da condividere, da vivere felice , come un bambino che apre gli occhi e vede per la prima volta i colori del mondo.
Ma ci sono anche giorni,in cui la notte ti lascia echi del passato incubi che ritornano e mentre scendi con piede malfermo dal tuo letto ad incontrare la nuda e fredda superficie della realta’.
Sono questi i momenti che ti danno la sensazione della vita che oscilla come lance di un orologio impazzito fra felicita’ e delirio.
Hai solo una certezza quella di voler comunque percorrere il tuo cammino mentre sai che comunque e’ un’altro giorno e che tu sei VIVO .
ott
24
Posted by saltidivento on
ottobre 24, 2008

Arriva la notte magica, si siede sul mio petto ad affogare ricordi, li lascio volentieri andare via come acqua di fonte, come lacrime antiche, ma non posso lasciare andare via quel fiore che sei tu.
Il mio scudo è bucato armatura arruginita, Avalon un ricordo, ma il sacro Graal, ho scoperto è un tuo tiepido sorriso, mentre la luce della Luna mi guida forse finalmente verso te.
Non ho nuvole da scolpire stanotte, ma solo dei semi da piantare con le mie mani di contadino sul quel giardino dove fiorisce un pensiero.
Ho tanto da imparare da te, mi parlerai del Sole e della Luna, della vita e io non ho paura a farmi guidare piano verso quel fiume che tu conosci, sulle sue rive mi fermero’ a parlarti della forza delle parole racchiuse in attimi di vita, poi ti parlerò del mio viaggio infinito ed allora anche tu capirai quel giorno, che meraviglioso fato è quello ci ha fatto trovare vicini senza un perchè e rassegnandoti ,capirai che domani saremo ancora mano nella mano attimo dopo attimo ad inseguire senza fretta un sogno condiviso.