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Caio Valerio Catullo
Posted by saltidivento on febbraio 25, 2008
Caio Valerio CATULLO
La sua biografia è incerta. Sugli stessi luoghi di nascita e di morte, oltre che sulle rispettive date, gli storici non sono concordi. Nacque probabilmente a Verona, o più presumibilmente a Sirmione in Gallia Cisalpina da famiglia agiata (Cesare fu ospite nella sua casa e la famiglia aveva possedimenti appunto a Sirmione e a Tivoli) attorno all’84/83 a.C.; sulla nascita del poeta incomberebbe l’infausto presagio dell’incendio del Campidoglio.
Verso l’anno 60 a.C. si trasferì a Roma per gli studi, dove trovò il luogo adatto dove sviluppare le sue doti di scrittore, tanto che arrivò a considerare la capitale come la sua vera casa (cfr. il carme 68 "…quod Romae vivimus; illa domus,/ Illa mihi sedes, illic mea carpitur aetas"). Entrò in contatto con personaggi di prestigio, come Quinto Ortensio Ortalo e Cornelio Nepote. Qui conobbe e strinse amicizia con Licinio Calvo, Aurelio, Fabullo, Cornelio, Cornificio e Veranio, letterati aventi suoi stessi ideali e gusti poetici. Con essi condivise esperienze poetiche e mondane.
Catullo non partecipò mai attivamente alla vita politica, anzi voleva fare della sua poesia un lusus fra amici, una poesia leggera e lontana dagli ideali politici tanto osannati dai letterati del tempo. Tuttavia seguì la formazione del primo triumvirato, i casi violenti della guerra condotta da Cesare in Gallia e Britannia (si vedano i Carmi 11 e 29: "Caesaris visens monimenta magni,/ Gallicum Rhenum horribile aequor/ ultimosque Britannos…", "quod Comata Gallia/ habebat uncti et ultima Britannia?"), i tumulti fomentati da Clodio, fratello dell’amante ed acerrimo nemico di Marco Tullio Cicerone, che verrà da lui spedito in esilio ma poi richiamato, i patti di Lucca ed il secondo consolato di Pompeo. Una nota da sottolineare è il Carme 52, dove, per usare le parole di Alfonso Traina, "il disprezzo della vita politica si fa disprezzo per la vita stessa":
Vita e amore a noi due Lesbia (Carme V)
Vita e amore a noi due Lesbia
e ogni acida censura di vecchi
come un soldo bucato gettiamo via.
Il sole che muore rinascerà
ma questa luce nostra fuggitiva
una volta abbattuta, dormiremo
una totale notte senza fine.
Dammi baci cento baci mille baci
e ancora baci cento baci e mille baci!
Le miriadi dei nostri baci
tante saranno che dovremo poi
per non cadere nelle malie
di un invidioso che sappia troppo,
perderne il conto scordare tutto.
Solo con te dice la donna mia (Carme LXX)
Solo con te dice la donna mia
solo con te io farei l’amore, direi
di no anche a Giove.
Dice così ma quel che donna dice a un amante pazzo di lei
nel vento è scritto sull’acqua è scritto.
Odio e amo (Carme LXXXV)
Odio e amo.
Come sia non so dire.
Ma tu mi vedi qui crocifisso
al mio odio ed amore.
Oh pazzo, basta! Povero Catullo (Carme VIII)
Oh pazzo, basta! Povero Catullo,
quel che è perduto è perduto è perduto.
I tuoi occhi di paradiso li hai avuti
quando il tuo amore ti diceva vieni
tu ti precipitavi.
Così amata da te è stata lei
come nessuna da nessuno mai.
E compivate tutti gli atti d’amore
quel che volevi tu lei non voleva
i tuoi giorni di paradiso li hai avuti.
Ora non vuole più.
Debole cuore, non devi volere più
neanche tu.
Se ti ha lasciato, lasciala andare.
Perché vuoi vivere miserabilmente?
Forza, sopporta il colpo, non gli cedere!
Amore mio addio. Catullo è ora insensibile,
non ti cerca, non corre a supplicarti
per un rifiuto. Ma come soffrirai,
le sue suppliche spente!
Che sventura la tua, infelice,
e a quale vita vai incontro!
Quale uomo ti cercherà?
Chi puoi amare ancora, di chi sarai l’amante?
A chi i tuoi baci darai a chi la bocca morderai?
Catullo resisti, tu non cedere.
Mia Lesbia sei stata amata (Carme LXXXVII)
Mia Lesbia sei stata amata
da me in modo così totale
che in modo uguale amata
non c’è donna e non ci sarà.
Non si vedrà mai più
in amorosi legami
tanto rigore di fedeltà
quanto si vide in me
nell’amore che ti portai.
Quegli mi appare esser proprio un dio (Carme 51)
Quegli mi appare esser proprio un dio,
anzi, se fosse lecito, egli è sopra un dio,
perché seduto in fronte a te,
lui se ne sta tranquillo a guardarti e ascoltarti,
mentre sorridi dolce:
e invece a me, infelice, svelli del tutto i sentimenti.
Ché non appena ti vedo, Lesbia, non mi sopravvive un filo di voce.
Ma s’intorpida la lingua, e una fiamma sottile mi scorre entro le membra,
le orecchie dentro mi ronzano cupe, e la notte ricopre entrambi i miei lumi.
Catullo, il tempo libero è la tua rovina, ché troppo ti esalta e ti eccita.
L’ozio ha distrutto anche re e città un tempo felici.
Lesbia impreca incessantemente (Carme XCII)
Lesbia impreca incessantemente
contro di me. Lesbia mi ama mi ama mi ama.
Ne ho la prova: io faccio come lei.
La copro d’insulti e sono pazzo di lei.

Che tipi sti due! Catullo che va controcorrente, è un alternativo, non segue i canoni del cursus honorum, rompe gli schemi e parlando di se ci presenta Lesbia (o Clodia) come una donna malvagia non disponibile ad ascoltare le ragioni dell’amante…ma io la vedo colta e intelligente, sposata e dell’alta società che non accetta il patto d’amore fedele. Una zoccola o una gran donna?
Ciao Ladro:-)))
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