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set
29

BIRMANIA

Posted by saltidivento on settembre 29, 2007
 
 
I segnali identificativi e subliminali spesso viaggiano con un colore,che ne identifica la provenienza o lo scopo ultimo che si prefigge.
Quando parliamo  di solidarietà ,oggi a Roma ci sarà un manifestazione a favore del popolo Birmano,e i promotori hanno avuto la bella idea di  consigliare una maglietta rossa ai partecipanti,dobbiamo distinguere fra quella fatta con i  fatti e quella condita solo di sterili parole.
Visto che la Democrazia è un bene comune, la lotta contro qualsiasi dittatura non ha riferimenti politici politici, se proprio si doveva scegliere un colore,quello sarebbe dovuto essere arancione,colore che è tipico dei monaci buddisti.
La situazione nei paesi oppressi è difficile,il comportamento di questi religiosi, che ricordo lo sono  solo per un tratto della loro vita,è esemplare e dovrebbe essere da insegnamento per la nostra Chiesa (della quale fra l’altro sono credente).
Un tempo era stata ideologicizzata la Teoria della Liberazione,che i vertici dell’istituzione Vaticana  si affrettarono a sconfessare,infatti il fatto che teorizzasse come  nei paesi oppressi i religiosi prendessero posizione accanto ai bisognosi contro i poteri forti e le oligarchie ,era una miccia innescata contro il potere precostituito.
A tal proposito ricordo che tale Teologia nacque in America Latina e Monsignor Romero Vescovo di Nicaragua,pagò con il sangue,la sua appartenenza a tale Disciplina.
Fu ucciso  mentre officiava messa,infatti nei giorni e nei mesi antecedenti la sua morte aveva assunto  una posizione ben precisa e delineata a favore dei dei meno abbienti.
Oggi scriverò questo post in arancione nel colore dei monaci Buddisti a cui do la mia più ampia e sincera solidarietà.
 
 
Salvo
 

Da Sky tg 24

 

Myanmar, le ragioni della protesta – La protesta contro la giunta militare ha inizio il 15 agosto in risposta a nuovi rincari applicati a beni di prima necessità. Aumenta il prezzo del pane e quello del trasporto pubblico. Viene raddoppiato senza preavviso il prezzo del diesel e quintuplicato quello del gas naturale.
Piccoli gruppi di attivisti e oppositori al regime scendono in piazza. Ma la loro voce è messa subito a tacere dall’esercito del regime. Decidono così di scendere in piazza i monaci. E la notizia inizia a raggiungere il mondo intero. I bonzi con le loro tuniche colorate e a piedi nudi iniziano a sfilare per le strade dell’ex capitale Yangon. Alla loro silenziosa e pacifica protesta si unisce la gente comune. Sono uniti dal desiderio di democrazia, la richiesta al regime di prendersi cura del proprio popolo li tengono uniti. La protesta si allarga, trasformandosi ben presto nella manifestazione più imponente degli ultimi 20 anni, da quel 1988 quando il regime represse con la forza la sommossa popolare provocando la morte di 3000 manifestanti.
Oggi le immagini della rivolta dei monaci buddisti occupano le prime pagine di tutte le principali fonti di informazione. Le cariche della polizia, i lacrimogeni, gli spari, i raid notturni e le incursioni nelle abitazioni non placano i cortei. A Yangon si manifesta, anche dopo le vittime della dura repressione.

La rivolta dell’88 soppressa nel sangue – Nel 1988 furono gli studenti a sfidare il regime. La rivolta popolare fu repressa con il sangue. La sollevazione pacifica fu stroncata provocando 3000 morti. Anche allora, come oggi, all’origine delle protesta vi fu la disastrosa situazione economica del Paese sotto dittatura militare. Anche allora i monaci buddisti sfilarono per le strade con le ciotole dell’elemosina rivolte all’ingiù, in segno di protesta. E le voci che si levavano anche allora gridavano “democrazia”. Il giorno 8-8-88 fu una giornata storica: migliaia di persone si unirono ai cortei di protesta. Il 26 agosto dei quell’anno Aung San Suu Kyi, figlia dell’eroe dell’indipendenza birmana Aung San, tenne un discorso nella pagoda di Shwedagon. E fu incoronata leader del movimento democratico. A settembre l’esercito soffocò nel sangue quell’anelito di libertà. I militari spararono sulla folla Oltre alle vittime, molto attivisti furono portati via su camion. Non fecero più ritorno.

Il dittatore e la leader dell’opposizione – Aung San Suu Kyi 62 anni, leader della Lega Nazionale per la Democrazia e Than Shwe, comandante supremo dei militari, sono le due personalità simbolo del Myanmar.
Da una parte la leader del principale partito dell’opposizione che ha passato 11 degli ultimi 18 anni tra carcere e arresti domiciliari. Nel 1991 le è stato conferito il premio Nobel per la pace per i suoi sforzi di portare la democrazia in Birmania.
Dall’altra Than Shwe 74 anni, generale e monarca assoluto del Myanmar che ha reso uno degli Stati più poveri al mondo. E’ lui che negli ultimi anni ha ordinato di usare il pugno di ferro contro le minoranze etniche e gli oppositori del regime. E’ lui che, secondo tutti gli osservatori internazionali, ha dato l’ordine di aprire il fuoco sulla folla di manifestanti che ha invaso Yangon in questi giorni.

  1. anonimo Said,

    Salvo sono rosse le tuniche,noi conosciamo gli arancioni,ma i monaci,questi hanno la tunica rossa,questa volta non c’entra la sinistra.

    Morgana

  2. PattiChiari Said,

    Tutti i blog di splinder solidali con la protesta della popolazione e dei monaci birmani sono invitati a lasciare un commento in calce al post che ne tratta su Amicizi&Vangelo autolinkando i propri post sull’argomento.

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