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BIRMANIA
Posted by saltidivento on settembre 29, 2007

Da Sky tg 24
Myanmar, le ragioni della protesta – La protesta contro la giunta militare ha inizio il 15 agosto in risposta a nuovi rincari applicati a beni di prima necessità. Aumenta il prezzo del pane e quello del trasporto pubblico. Viene raddoppiato senza preavviso il prezzo del diesel e quintuplicato quello del gas naturale.
Piccoli gruppi di attivisti e oppositori al regime scendono in piazza. Ma la loro voce è messa subito a tacere dall’esercito del regime. Decidono così di scendere in piazza i monaci. E la notizia inizia a raggiungere il mondo intero. I bonzi con le loro tuniche colorate e a piedi nudi iniziano a sfilare per le strade dell’ex capitale Yangon. Alla loro silenziosa e pacifica protesta si unisce la gente comune. Sono uniti dal desiderio di democrazia, la richiesta al regime di prendersi cura del proprio popolo li tengono uniti. La protesta si allarga, trasformandosi ben presto nella manifestazione più imponente degli ultimi 20 anni, da quel 1988 quando il regime represse con la forza la sommossa popolare provocando la morte di 3000 manifestanti.
Oggi le immagini della rivolta dei monaci buddisti occupano le prime pagine di tutte le principali fonti di informazione. Le cariche della polizia, i lacrimogeni, gli spari, i raid notturni e le incursioni nelle abitazioni non placano i cortei. A Yangon si manifesta, anche dopo le vittime della dura repressione.
La rivolta dell’88 soppressa nel sangue – Nel 1988 furono gli studenti a sfidare il regime. La rivolta popolare fu repressa con il sangue. La sollevazione pacifica fu stroncata provocando 3000 morti. Anche allora, come oggi, all’origine delle protesta vi fu la disastrosa situazione economica del Paese sotto dittatura militare. Anche allora i monaci buddisti sfilarono per le strade con le ciotole dell’elemosina rivolte all’ingiù, in segno di protesta. E le voci che si levavano anche allora gridavano “democrazia”. Il giorno 8-8-88 fu una giornata storica: migliaia di persone si unirono ai cortei di protesta. Il 26 agosto dei quell’anno Aung San Suu Kyi, figlia dell’eroe dell’indipendenza birmana Aung San, tenne un discorso nella pagoda di Shwedagon. E fu incoronata leader del movimento democratico. A settembre l’esercito soffocò nel sangue quell’anelito di libertà. I militari spararono sulla folla Oltre alle vittime, molto attivisti furono portati via su camion. Non fecero più ritorno.
Il dittatore e la leader dell’opposizione – Aung San Suu Kyi 62 anni, leader della Lega Nazionale per la Democrazia e Than Shwe, comandante supremo dei militari, sono le due personalità simbolo del Myanmar.
Da una parte la leader del principale partito dell’opposizione che ha passato 11 degli ultimi 18 anni tra carcere e arresti domiciliari. Nel 1991 le è stato conferito il premio Nobel per la pace per i suoi sforzi di portare la democrazia in Birmania.
Dall’altra Than Shwe 74 anni, generale e monarca assoluto del Myanmar che ha reso uno degli Stati più poveri al mondo. E’ lui che negli ultimi anni ha ordinato di usare il pugno di ferro contro le minoranze etniche e gli oppositori del regime. E’ lui che, secondo tutti gli osservatori internazionali, ha dato l’ordine di aprire il fuoco sulla folla di manifestanti che ha invaso Yangon in questi giorni.

Salvo sono rosse le tuniche,noi conosciamo gli arancioni,ma i monaci,questi hanno la tunica rossa,questa volta non c’entra la sinistra.
Morgana
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