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L'ultima Odissea
Posted by saltidivento on aprile 29, 2008


E se un giorno andrà via questa mia vita
soffice
la neve cadrà
sui cedri che portano verso le valli mie.
Rincorrerò nubi
nel cielo
giocando
a pallone
con la luna.
Se rinascessi vorrei
essere vento
correre per il mondo
inseguire
le brezze sottili e vorticando
insinuarmi dentro
quelle fessure
racchiuse dentro i recessi dell’anima tua.
Ed allora forse solo quel giorno
sarò libero d’amare

RAMINGO
(da un mio vecchio post)
Ho acceso un gran fuoco lungo il mio fiume,lontano dalla grande quercia per non far avvizzire con il suo calore le tenere foglie che stanno spuntando.
Lo vedo fiammeggiare,mentre sono sdraiato con la schiena poggiata al tronco rugoso,rannicchiate le mie gambe le cingo strette e guardo i riflessi che scolpiscono il buio della notte.
Da sempre Raminga è l'anima mia,più in là è poggiata l'armatura ormai arrugginita,mentre la notte scorre,e confluisce sull'acqua,donanda riverberi di Luna e dolci parole non dette.
Mi alzo è rimesto il fuoco attizzandolo con i rami secchi divelti dal recente vento invernale,anche ora che sento il tempo che corre è la nostalgia che prende il mio cuore,attimi vissuti sfiorati con mani tremante,ma che porto dentro di me.
Ho visto genti,sfiorato le loro anime,ed ora sono qui per un momento solitario,mentre il sentiero,che cinge il monte ,come un miraggio è illuminato dalla pallida Luna di Marzo,forse una stella mi sta indicando la via.
Il mio cavallo è più in là sta brucando i teneri steli d'erba,mentre mi guarda e nei suoi occhi vedo riflessi d'ambra e di soffici nuvole che hanno costellato il mio recente viaggiare.
Scaglie d'infinito,ecco se volessi un sogno i suoi occhi sarebbero così,nessuno va mai via veramente da un'altro,a volte si sceglie di camminare distante non per calcolo ma solo per ritrovare ognuno il proprio cammino che forse porterà lontano fino a perdersi o ritrovarsi,nessuno lo sà,il Dio del Fiume mi sta parlando,mi dice che forse debbo ancora camminare ,ma la mia stella mi seguirà indomita.
E' ora di dormire domani ancora un viaggio,mi assopisco mentre la brezza sfiora il mio viso e cado nel sonno più profondo sereno di aver ademputo al mio destino,il fiore che ho lanciato sull'acqua non lo vedo più,ha preso il suo corso e arriverà forse domattina nelle mani di altri nomadi,anche loro in cammino.

Percezione del colore,
fra archi colorati
e sfumature multicolori.
Goccia trafitta e infranto raggio
che colora
pensieri
che piano
volgono
verso attimi sospesi.
Così corre questa mia vita,
mentre mi volto e
non vedo
che notte che pian piano avanza
e lontano
verso occidente
scemano i colori.
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Su questo carretto che mi porta verso le fascine,sento il dolore e lo strazio che mi serra il cuore,la mia lingua è prigioniera dicono loro i dotti sapienti vestiti di bianco e nero che è in giova,è un’altra tortura l’ultima ma la peggiore,hanno paura delle mie ultime parole,che possano rimanere nella mente di questi uomini che come ad una festa arrivano in Campo dei fiori per assistere alla morte di un eretico.
Ritorno con la mente ai tempi di gioventù,allora non mi facevo chiamare Giordano e per tutti il mio nome era Filippo i miei genitori me lo avevano dato in onore di Filippo II Re di Spagna,haimè quel nome non mi portò mai fortuna e già giovane lo abiurai,senza fatica come imposto dalla regola monastica per sentirmi più comodo nei panni e nelle vesti di Giordano.
Alla mente il ricordo della mia infanzia sembra scemare,i verdi prati di Nola in primavera e le notti al profumo di una campagna ,mia terra dalla quale sono troppo presto scappato a te lascio un mio ultimo pensiero,mentre la morsa mi serra e le ferite mai rimarginate dell’anima sono sempre più allo scoperto.
Ecco piano arrivo sempre più vicino al centro di questa piazza e la immagino come sarà domani,se qualcuno ricorderà il mio nome,se questa barbaria avrà un giorno il suo compimento,mi consola il pensiero che come la luce che inonda il mattino e spazza la notte,ogni cosa malvagia alla fine avrà termine
Questo pensiero per un attimo mi rinfresca,mi scorre davanti la mia vita,rivedo come scene che si sugguono il mio maestro più amato Teofilo da Vairano,i suoi insegnamenti nel cortile del convento Domenicano e poi i miei viaggi,la mia fuga da Napoli e il rifugio a Roma nella Chiesa di Santa Maria sopra Minervae poi le città che mi hanno visto peregrinare,Padova,Milano ,Chambèry e Ginevra e poi ancora La Germania e Londra.
Mi hanno chiesto di abiurare tutto quelo che ho scritto,in ginocchio davanti all’Inquisizione ho ascoltato la mia condanna a morte e guardandoli fiero ho solo detto «Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam»(Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla).
Ecco sono al termine del mio ultimo viaggio,scendo tremante dal carro mentre la gente mi urla condanne per cose che non conoscono, salgo gli ultimi gradini sono sereno,non ho paura neanche delle fiamme,sono lo scotto da pagare per le mie idee,sono sicuro stasera volerà in cielo l’anima mia e da lassù guarderò la vostra meschina empietà.
Stasera ho visto un film di Ridley Scott,un pò particolare,frizzante come un lambrusco,rosso e profondo come un nero d’avola,il film in questione è "UN’OTTIMA ANNATA",qui di seguito porto la recenzione del film trovata sul web.

Max Skinner è un abile banchiere specializzato in transazioni finanziarie. Consacrato al denaro nella City londinese, Max ha pochi amici e molti rivali, una vita pubblica in “piazza”, una privata inesistente. La morte improvvisa del vecchio zio Henry lo distrae dai guadagni a sette cifre e lo conduce in Provenza nei luoghi della sua infanzia. Tra le vigne della tenuta Max ritrova i sapori del suo passato, gli amici della fanciullezza e il fedele vigneron di zio Henry, e scopre quelli del suo futuro, l’illegittima figlia del defunto e la deliziosa locandiera, Fanny Chenal, che lo inebrierà più di un vino “da boutique”. Deciso a rientrare a Londra e ai suoi affari, Max cede la tenuta e l’azienda vinicola al miglior acquirente, quello che corrisponde gli interessi del cuore. Perché niente scalda come il sole e il vino della Provenza. Se la pioggia e l’acqua sono stati a ragione gli elementi naturali della filmografia “bagnata” di Ridley Scott, da Blade Runner al Soldato Jane, se le atmosfere noir e i marciapiedi umidi hanno circondato o segnato il passo dei suoi replicanti e dei suoi soldati declinati al femminile, Un’ottima annata è rivelatore di un identico istinto a correre su piste assolate. Un eccesso di luce che recupera la luminosità dell’esordio "duellante". Niente passaggi scivolosi dunque se non quello galeotto che getta Russell Crowe nella piscina prosciugata della tenuta, mollato e poi ammollato dalla ripicca della bella locandiera. Sotto il sole della Provenza matura l’uva e l’idea di una commedia sentimentale che rinnova il sodalizio artistico tra Ridley Scott e Russell Crowe, dopo il kolossale successo del Gladiatore. Russell Crowe, metà uomo e metà “androide” della finanza sottomesso al capitale, sveste peplum e armature per vestire camicie inamidate e occhiali da nerd. Eppure i due generi, fantastorico e commedia, sembrano corrispondersi nel protagonista, nel nome che lo definisce Max/Massimo, nella terra che calpesta e raccoglie nei filari come il condottiero degradato nei Campi Elisi. Coincidenza o riferimento diretto, la morte e il ritorno a casa sono motivi mutuati dal Gladiatore per confezionare una commedia esistenziale che affronta il tema della reincarnazione, intesa come rinascita ideale e spirituale. Fuggiasco come Thelma & Louise, Max Skinner fa un giro lunghissimo prima di tornare: vede cose e metropoli in rovina, affoga “squali” in naumachia, scende nelle arene sporche della City, salta nel vuoto con una Smart a noleggio ma è la terra rossa e fertile della Provenza, non quella sterile del Grand Canyon, ad ammortizzare la caduta. È ancora l’amore a muovere e agitare i personaggi di Scott e il broker Max Skinner non fa eccezione: Fanny, la donna aliena (intendi anche francese/straniera), soffia sul replicante lavoratore artificiale e lo fa uomo e vignaiolo. All’amore e alla salute.